4 luglio
Ciò che cerchiamo è questo: che l'anima proceda sempre con passo uguale, in buono stato, contenta di sé, amando la propria condizione e senza interrompere questa gioia — un quieto equilibrio. I Greci la chiamano Euthymia. Io la chiamo tranquillità.
La tranquillità dell'animo, 2
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Ciò che cerchiamo è questo: che l'anima proceda sempre con passo uguale, in buono stato, contenta di sé, amando la propria condizione e senza interrompere questa gioia — un quieto equilibrio. I Greci la chiamano Euthymia. Io la chiamo tranquillità.
In una giornata di nervi ci sono spesso due malumori. Il primo riguarda ciò che ti disturba: una mail, il rumore sulle scale, una frase arrivata male. Il secondo riguarda te stesso, perché ti lasci disturbare. Volevi essere più sereno, ed eccoti di nuovo irritato.
Il secondo è più difficile da notare, perché sembra un'esigenza verso te stesso. Pare dimostrare che a te stesso ci tieni. Se vi rinunciassi, temi, potresti diventare trascurato e rassegnarti a ogni capriccio d'umore.
Solo che di rado rende più piccolo il primo. Per lo più lo prolunga. Una brutta mattinata diventa un giudizio su di te, e quel giudizio dura più di qualunque motivo.
Forse l'equilibrio è meno un buon umore che il rifiuto di rivoltarti contro te stesso: essere irritato e restare comunque dalla tua parte. Se questa sia già indulgenza o ormai comodità, dall'interno è difficile verificarlo.
Il fastidio per la mail, dopo, c'è ancora. Solo che adesso sta da solo.