13 febbraio
«Non ci teniamo mai al presente. Anticipiamo il futuro come se tardasse a venire, e richiamiamo il passato per trattenerlo. Così vaghiamo in tempi che non ci appartengono e non pensiamo mai all'unico che è davvero nostro.»
Pensieri (traduzione libera)
Modalità ascolto
«Non ci teniamo mai al presente. Anticipiamo il futuro come se tardasse a venire, e richiamiamo il passato per trattenerlo. Così vaghiamo in tempi che non ci appartengono e non pensiamo mai all'unico che è davvero nostro.»
Il passato ha un pregio che il presente non avrà mai: è concluso. Puoi raccontarlo, con un inizio e una svolta, e perfino un tratto difficile, ripensato, acquista una forma. Anche il futuro si lascia plasmare, almeno nel pensiero. Lo abbozzi, scarti un abbozzo e ne provi un altro.
Il presente invece è ancora in disordine. Se questo pomeriggio sarà un buon pomeriggio lo saprai solo dopo. Una conversazione che stai facendo adesso potrebbe restare insignificante o rivelarsi l'inizio di qualcosa. Finché ci sei dentro, ti manca la visione d'insieme. Forse è per questo che sei così spesso altrove: non tanto per impazienza, quanto per il desiderio di vedere le cose già nella loro forma compiuta.
Nel tempo raccontato, però, sei sempre spettatore. Lì puoi giudicare, rimpiangere e rallegrarti. Intervenire, lì, non puoi più, o non ancora.
Qui puoi ancora fare una domanda, ritirare una frase o restare più a lungo. Quale di queste cose conterà più avanti, qui non lo scopri.