14 gennaio
Pronuncia il tuo eterno Sì: lavora e non disperare. Nel cuore stesso dell'angustia tutto si volge — e diventa forza.
Sartor Resartus (traduzione libera)
Modalità ascolto
Pronuncia il tuo eterno Sì: lavora e non disperare. Nel cuore stesso dell'angustia tutto si volge — e diventa forza.
La disperazione è anzitutto un giudizio sul futuro: non ne verrà più niente. Contro un giudizio simile è difficile argomentare, perché si appella a qualcosa che nessuno ha ancora visto. Ogni controesempio viene dal passato, e per questo non vale.
Il lavoro non ti chiede di ritirare quel giudizio. Puoi riordinare delle carte, rispondere a una lettera, imbiancare una parete, senza essere prima convinto che così qualcosa si volgerà. L'attività chiede soltanto il gesto successivo. In questo c'è uno strano sollievo: non devi prima sperare per andare avanti.
Però la stessa attività può anche essere un nascondiglio. Finché sei sempre occupato, non devi guardare che cosa sia andato davvero perduto. Da fuori i due modi di lavorare si distinguono a fatica, e spesso anche da dentro.
Forse la differenza si vede solo più tardi. Un giorno ti accorgi che riesci a parlare di ciò che hai perso senza che la voce ti si spezzi. Quando sia cominciato, non lo sai. Non c'è stato un momento in cui tu l'abbia deciso. Solo molti in cui non hai smesso.